Dopo tre anni di silenzioso e impegnativo lavoro il Gruppo Alpini Caoria è orgoglioso di presentare,al piano terra di casa Tretti (sotto il Museo della Guerra),la nuova Mostra Permanente dedicata agli animalie alle tecniche della loro conservazione ed esposizione.Tassidermia(greco taxis “disposizione” e  “pelle”),tecnica che consente di conservareanimali morti mantenendone l’aspetto e le dimensioni naturali. Sebbene anch’esso sia volto a evitare la decomposizione dell’organismo, il metodo seguitoè molto diverso dai procedimenti di imbalsamazione usati, per esempio,dagli antichi egizi.

Cenni Storici

L’arte della tassidermia ha origini abbastanza recenti: è infatti legata all’interesseper le scienze naturali che caratterizzò l’illuminismo. Le rudimentali tecnichedel XVIII secolo, basate sull’impagliatura, evolvettero fino a consentire riproduzioni sempre più realistiche: nacque infine la figura del tassidermista, un esperto spesso al servizio dei musei. Il primo importante laboratorio tassidermicofu il Rowland Ward’s Ltd., fondato a Londra attorno al 1850. Altri nomi celebri sono la Maison Verreaux di Parigi e il Ward’s Natural Science Establishment di Rochester.Fu qui che Akeley e altri studiosi misero a punto tecniche che portarono alla moderna tassidermia.Dopo aver eseguito accurate misurazioni e osservazioni sul colore e sulle fattezze dell’esemplare, il tassidermista spella l’animale e ne costruisce un manichino di gesso o argilla, che appoggia sullo scheletro o su una copia di quest’ultimo.La tecnica, inventata all’inizio del XX secolo dal naturalista americano (1864-1926), prevede poi che la pelle venga trattata con soluzioni chimiche,applicata sul manichino e infine ricucita.Il risultato è ancora più realistico se il lavoro viene completato con l’applicazione di occhi di vetro e se si colorano le eventuali parti sbiadite e si  il mantello dell’animale.Per gli uccelli il tassidermista usa solamente manichini di legno o trucioli pressati ai quali fissa la testa, le zampe e le ali mediante filo metallico.Rettili e anfibi vengono invece riprodotti in gesso, cera o plastica e poi colorati. La realizzazione di copie in materiale sintetico viene preferita anche per i pesci, sebbene al calco vengano talvolta applicate parti vere dell’animale, di solito la coda e le pinne.

Carl Akeley

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