Cenni storici 2/4

Per chi arrivi a Caoria lungo l'odierna strada provinciale da Canal San Bovo, il biglietto da visita del piccolo villaggio è costituito dall'ameno panorama dell'ex-cimitero militare stagliantesi sullo sfondo dell'imponente guglia di monte Cauriol.
Collocata in pendenza, a lato della strada, sull'erta scarpata del versante idrografico sinistro del Vanoi, l'area cimiteriale si estende su una superficie di circa 73x27 metri, delimitata da una bassa cinta muraria perimetrale ed articolata su gradoni erbosi successivi sui quali trovavano posto le sepolture individuali. Una cappella in muratura, raggiunta ed aggirata da una scalinata in pietra, ne completa la parte superiore, ma l'elemento più appariscente è senza dubbio l'imponente croce marmorea poggiata su una piramide di granito bene in vista della piramide sommitale del Cauriol. Intento evidente del monumento è quello di evocare un paragone con la Santa Croce del monte Calvario e di conseguenza proporre un'analogia tra Cauriòl e Calvario, ovvero tra il sacrificio dei soldati caduti e quello del Cristo crocifisso. Due massicci tumuli in terra e pietra locale, eretti nel dopoguerra, affiancano a destra ed a sinistra la croce/Calvario e conservano tutt'oggi parte dei resti di 92 militari austroungarici ignoti e di 78 ignoti italiani.

Il primo nucleo del cimitero militare di Caoria risale all'estate-autunno 1916, successivamente alle grandi battaglie che infuriarono dall'agosto all'ottobre di quell'anno nel corso delle offensive italiane per strappare all'avversario il crinale principale delle "Fassaner Alpen". Fino ad allora, le regie truppe avevano provveduto a seppellire i loro caduti presso i cimiteri civili di Primiero e di Canal San Bovo; alcune inumazioni erano poi avvenute, e continuavano ad avvenire, anche in piccoli cimiteri occasionali realizzati in quota, appena dietro le prime linee (vedasi il cimitero di Refavaie) o addirittura su di esse.
Quando il numero di caduti iniziò ad essere rilevante, e le previsioni delle future offensive lasciavano poco da sperare circa la possibile inversione di questa tendenza, si iniziò a pensare ad un'area cimiteriale apposita presso il villaggio di Caoria che da mesi era ormai sede di comandi e importanti strutture logistiche di alpini, fanteria, genio e sussistenza. Stabilito dalla prima sezione di sanità della Croce Rossa, operante in zona, che quello di Caoria sarebbe stato il cimitero principale del sottosettore Vanoi, i lavori procedettero speditamente ad opera dei militari del Nucleo Ferrari ed il 2 novembre 1916 poteva avvenire l'inaugurazione dell'opera, come ricorda ancor oggi l'iscrizione incisa sul massiccio basamento lapideo della croce all'entrata.
Da quel giorno la stragrande maggioranza dei caduti italiani del fronte compreso tra passo Cinque Croci e cima di Cece confluì a Caoria per la definitiva inumazione e parimenti si provvide alla graduale traslazione delle salme già precedentemente ospitate presso il cimitero delle Refavaie e nelle numerose sepolture provvisorie d'alta quota. Trovarono così ospitalità e riposo nel soffice humus del Vanoi gli eroi della conquista e della difesa del monte Cauriol, gli espugnatori del Cardinal e della Busa Alta, caduti tra l'agosto e l'ottobre del 1916, assieme ad alcuni austriaci e perfino qualche germanico che i combattimenti avevano lasciato esanimi nei boschi o sulle vette cadute in mano italiana. Erano spesso gli stessi commilitoni a "personalizzare" le sepolture con lapidi e piccoli monumenti intagliati nel granito, che in molti casi hanno potuto giungere sino a noi.
L'occupazione dei terrazzamenti erbosi compresi all'interno della cinta muraria, che all'epoca non si estendeva al di sopra della cappella, procedette lentamente per tutto il 1917, anno durante il quale mancarono gli accaniti e prolungati combattimenti che avevano caratterizzato l'estate precedente.