Gruppo Alpini di Caoria

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7° Alpini Batt.Feltre

Sulla colonna di destra è incisa la scritta “7° ALPINI  BATT.FELTRE   27-8-1917” La prima Messa ebbe luogo il 15 settembre 1917  con la benedizione e la dedica alla Madonna dei Sette Dolori. Celebrante don Luigi Agostini del "Feltre", assistito da don Amedeo Girotti, cappellano del battaglione "Monte Arvenis". In seguito all'interno fu tappezzata da decine di lettere e cartoline scritte da famigliari, foto di spose e bimbi sdrucite da mesi nelle tasche o nei portafogli, oggetti imploranti il ritorno del papà, del figlio, dello sposo. La chiesetta ebbe esercizio assai breve, una cinquantina di giorni, per il fatto che il 3-4 di novembre 1917 tutta la zona, così duramente contesa, dovette essere abbandonata in conseguenza dei tristi fatti di Caporetto. I soldati, partendo, salutarono la chiesetta con giaculatorie a voce sommessa e con qualche lacrima agli occhi. Li aspettava purtroppo un'altra serie di ancor più sanguinose battaglie sul fronte del Monte Grappa. Il tempietto passò tacitamente in mano austriaca, la cui truppa, in gran parte cattolica (rutena, ceca, ungherese, polacca ecc.) ebbe gran rispetto. Poi, un anno dopo, nel novembre 1918, cambiò di nuovo nazionalità tornando agli italiani. Ne seguì l'abbandono totale. Nessuno la prese in consegna, nemmeno i curati di Caoria. La chiesetta rimase lassù, alla mercè di curiosi, pastori delle malghe Laghetti e Coldosè e recuperanti di mestiere. Sparirono i pochi arredi interni, gli stemmi di pietra di cm 40x40 sopra citati, la croce, la statua dell'Addolorata (che è conservata a Bologna dal figlio del Cap. Angelo Manaresi), la testata interna in pietra recante la scritta ALMAE VIRGINI MONROSAE (che ora fa da architrave ad una porta di Caoria), le lettere, le foto, gli ex voto. Nell'estate 1937 fu addirittura fatta saltare con l'esplosivo da recuperanti di professione allo scopo di recuperare quanto di ferro c'era: putrelle, chiavarde, pattabanda ecc. Una desolazione!... Dopo tanti anni, a forza di esplorare la zona, venne individuata: ma che strazio! Tutto a terra in cocci, i pilastri coperti di muschio fra una sterpaglia soffocante e grandi abeti rossi nati anche sulle sbrecciature dei muri.


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