Primiero fece parte fin dalle origini , con la Valsugana e il Tesino, delle parrocchie "a parte imperii" appartenenti alla diocesi di Feltre fino al 1785-6. Solo nel 1785 furono però definite le parrocchie che avrebbero dovuto rientrare sotto la diocesi di Trento: di queste faceva parte anche Primiero con Canal San Bovo. Il trasferimento reale delle parrocchie avvenne comunque nel 1786, mentre ufficialmente il vescovo di Feltre le cedette il 29 gennaio 1788 . Canal San Bovo, nella valle del Vanoi, fu la prima chiesa filiale del decanato di Primiero ad essere eretta a parrocchia, nel 1813 . Dipendevano da essa le curazie di Caoria (dal 1780), Prade (curazia dal momento dell'elevazione di Canal San Bovo a parrocchia), Ronco Cainari (dal 1786). Tutte queste chiese dipendenti da Canal san Bovo saranno elevate al rango di parrocchie solamente nel secolo successivo, Ronco Cainari nel 1919, Caoria nel 1942, Prade nel 1943, anno in cui divenne parrocchia anche Zortea. La storia di Caoria è legata allo sfruttamento del legname, dei pascoli e delle miniere.L'attività connessa all'estrazione mineraria in particolare interessò, soprattutto dal XV secolo, le valli di Primiero e del Vanoi . Allo sfruttamento di tali miniere da parte dei conti Welsperg va collegata l'origine della prima chiesa di Caoria . Gli abitanti di Caoria, per prendere parte alle funzioni religiose erano soliti recarsi alla chiesa curata di Canal San Bovo ; la distanza tuttavia rendeva difficoltoso l'accesso ad essa per partecipare alla messa nei giorni festivi.
La prima grande chiesa della comunità, posta all’ingresso del paese, risale al 1740, fu dedicata alla Trinità e fu costruita per volontà del conte Giuseppe Bonaventura Welsperg
Nel maggio 1740, il conte Giuseppe Welsperg, che intendeva fabbricare a Caoria un'abitazione per sé in seguito al "negotio di rame" appena cominciato, desiderando aggiungervi una cappella ad uso proprio, dei suoi domestici, dei "canopi" e altri lavoranti, chiese perciò al vescovo di Feltre Pietro Maria Trevisan licenza di piantare la croce e che al termine dei lavori la cappella fosse benedetta e provvista dei paramenti adeguati . Il vescovo concesse la licenza di fabbricare la cappella, delegando l'arciprete e vicario foraneo di Primiero a porre la prima pietra . Le condizioni poste da Giuseppe Welsperg per la costruzione della cappella imponevano che gli abitanti di Caoria la fabbricassero a loro spese, non potessero rivendicare alcuna ragione sulla cappella "regia", facessero scolpire e dipingere l'arma Welsperg sopra la porta della chiesetta. Essi comunque non dovevano essere costretti (ma questo valeva anche per il conte) alla manutenzione della cappella una volta fabbricata. Il conte dal canto suo avrebbe dovuto provvedere a sue spese a fare realizzare il quadro della pala d'altare e intercedere presso il vescovo affinché i Caoriotti potessero ascoltare la messa nella cappella e soddisfare al precetto nei giorni di festa . el dicembre successivo il vicario foraneo di Primiero Carlo Leopoldo Ben piantò la croce sull'area dove si era deciso di costruire la cappella . Il 9 dicembre dell'anno successivo la costruzione della cappella poteva dirsi terminata; il conte Welsperg si rivolse così nuovamente al vescovo di Feltre, per chiedere licenza di poter fare benedire la chiesa e i paramenti sacri necessari per la celebrazione della messa, e il permesso di celebrare sia nei giorni festivi che nei giorni feriali non solo per sé, la sua casa e i suoi "subalterni", ma anche, se possibile, per gli abitanti di Caoria: la motivazione addotta per tale richiesta, espressa dalla stessa popolazione e alla quale acconsentì anche il curato di Canal San Bovo, era la grande distanza dalla chiesa di Canale .
La chiesa fu benedetta il 7 gennaio 1742 . Alla fine dello stesso anno Giuseppe Welsperg fondò un beneficio semplice annesso alla cappella della Santissima Trinità di Caoria, stabilendo il calendario delle messe che il sacerdote preposto alla cappella avrebbe dovuto celebrare, precisando che il giuspatronato e il diritto di presentare il sacerdote sarebbe spettato a lui e sempre al primogenito appartenente alla sua linea; in mancanza di questo, il diritto sarebbe passato al primogenito di un'altra linea e, qualora fosse mancato anche il primogenito di questa linea, al signore diretto del feudo della giurisdizione di Primiero. Al beneficio veniva annessa una serie di beni immobili o in denaro, dai frutti dei quali il beneficiato avrebbe potuto trarre sostentamento (circa 46 ducati veneti). Infine il conte presentò al vescovo per il conferimento di questo beneficio Sigismondo Strobl, chierico proveniente dalla diocesi di Bressanone .
Il vescovo di Feltre approvò tale fondazione , assegnando successivamente il beneficio allo Strobl . Il curato di Canal San Bovo, don Domenico Fontana, si sentì particolarmente infastidito dall'istituzione di questo beneficio, che rendeva in parte indipendente la cappella di Caoria; si rivolse così al conte Welsperg proponendo che fosse collocata nella cappella una cassetta per le elemosine destinate alla chiesa curaziale, e che gli abitanti di Caoria nei giorni di festa si recassero a messa nella chiesa di Canal San Bovo.Il conte, pur accettando il primo punto, fu assolutamente intransigente sul secondo, adducendo come giustificazione che egli con la costruzione della cappella a Caoria non aveva voluto danneggiare la chiesa curata di Canal San Bovo, ma semplicemente permettere alle persone del luogo di partecipare alla messa specialmente nei giorni festivi, quando purtroppo per il cattivo tempo, la distanza e i problemi di età o salute molti non avevano la possibilità di recarsi a Canal San Bovo. Perciò egli dichiarò di non accettare la condizione posta dal curato e chiese l'intervento del vescovo a mediare la questione, perché indicasse chi aveva l'obbligo di recarsi alla chiesa curata per la messa festiva .
La controversia andò avanti per molti anni: il curato di Canale pretendeva che la cappella di Caoria fosse soggetta alla cura di Canale, mentre il conte Welsperg non accettava una tale dipendenza . In occasione della visita pastorale compiuta nel 1745, il vescovo di Feltre decretò che gli abitanti di Caoria solo con il consenso del curato di Canal San Bovo avrebbero potuto avere un sacerdote, il quale non avrebbe però potuto "ingerirsi" in alcuna funzione parrocchiale. Le elemosine sarebbero spettate al curato . La visita successiva alla cappella di Caoria avvenne nel 1758, quando fu ordinato che la pietra sacra dell'altare fosse maggiormente avvicinata al parapetto dello stesso altare . Nella visita del 1769 la chiesa di Caoria non risulta più intitolata alla Santissima Trinità, ma a S. Giovanni Nepomuceno. In quegli anni, e fino al luglio 1780, la questione più rilevante per quanto concerne la chiesa rimase quella della controversia tra gli abitanti di Caoria e il curato di Canal San Bovo. Le motivazioni addotte dai primi riguardavano essenzialmente, come si è visto, la distanza dalla cura di Canale pari a un'ora e mezza di viaggio, la strada tortuosa e molto pericolosa che collegava Caoria a Canal San Bovo, gli ostacoli frapposti dal curato di Canal San Bovo. La popolazione di Caoria ricorse al vescovo di Feltre perché il curato di Canale concedesse al sacerdote scelto dalla dinastia Welsperg di amministrare tutti i sacramenti e la sepoltura ecclesiastica, e se possibile ottenere anche la cura . I Caoriotti sembravano decisi a ricorrere al tribunale di Innsbruck pur di ottenere la cura di Caoria ed erano sostenuti nelle loro pretese anche dalla contessa Luigia Welsperg . Il vescovo di Feltre delegò l'arciprete e vicario foraneo di Strigno Ludovico Torresani ad ascoltare le ragioni dei contendenti fino alla sentenza definitiva .
La popolazione di Caoria voleva come rettore della propria chiesa l'arciprete di Primiero, dal momento che la dinastia Welsperg si dimostrava disposta a cedere agli abitanti di Caoria la sua chiesa e il suo beneficiato, già esenti del resto da Canale, per esimerli da quella cura . Finalmente il 23 giugno 1780 si giunse ad un accordo, in base al quale la vecchia chiesa di caoria ed il suo beneficiato sarebbero rimasti dipendenti solamente da casa Welsperg; per la cura d'anime il beneficiato doveva rimanere sottoposto al curato di Canale, che però prima di fare qualsiasi deliberazione avrebbe dovuto avere il consenso dell'arciprete di Primiero. Alla chiesa di Caoria furono concessi il battistero (ma l'acqua battesimale e gli olii santi dovevano provenire da Canale), l'eucaristia, la sepoltura ecclesiastica di stola bianca; il cappellano curato di Caoria avrebbe potuto celebrare matrimoni, fare le processioni ed esercitare le funzioni occorrenti, ma non benedire le ceneri, le palme o le candele nel giorno della Purificazione, né il sacro fonte. In cambio Caoria sarebbe stata obbligata a mantenere la chiesa matrice di Canale nelle spese necessarie, e a corrispondere al cappellano di Canale la quota già a quel tempo corrisposta . Il 20 luglio successivo il vescovo di Feltre concesse alla popolazione di Caoria di erigere il tabernacolo, costruire il fonte battesimale e il cimitero vicino alla chiesa . Nel novembre dello stesso anno i lavori per il tabernacolo e il cimitero erano giunti quasi al termine, e l'arciprete di Canal San Bovo Cristoforo Carneri chiese facoltà di procedere alla loro benedizione . Dagli atti visitali del 1782 apprendiamo che furono visitati il Santissimo Sacramento, il battistero, la sacrestia della chiesa ed il cimitero . (Giacomo B.)