Nel maggio 1740, il conte Giuseppe Welsperg, che intendeva fabbricare a Caoria un'abitazione per sé in seguito al "negotio di rame" appena cominciato, desiderando aggiungervi una cappella ad uso proprio, dei suoi domestici, dei "canopi" e altri lavoranti, chiese perciò al vescovo di Feltre Pietro Maria Trevisan licenza di piantare la croce e che al termine dei lavori la cappella fosse benedetta e provvista dei paramenti adeguati . Il vescovo concesse la licenza di fabbricare la cappella, delegando l'arciprete e vicario foraneo di Primiero a porre la prima pietra . Le condizioni poste da Giuseppe Welsperg per la costruzione della cappella imponevano che gli abitanti di Caoria la fabbricassero a loro spese, non potessero rivendicare alcuna ragione sulla cappella "regia", facessero scolpire e dipingere l'arma Welsperg sopra la porta della chiesetta. 
Essi comunque non dovevano essere costretti (ma questo valeva anche per il conte) alla manutenzione della cappella una volta fabbricata. Il conte dal canto suo avrebbe dovuto provvedere a sue spese a fare realizzare il quadro della pala d'altare e intercedere presso il vescovo affinché i Caoriotti potessero ascoltare la messa nella cappella e soddisfare al precetto nei giorni di festa . el dicembre successivo il vicario foraneo di Primiero Carlo Leopoldo Ben piantò la croce sull'area dove si era deciso di costruire la cappella . Il 9 dicembre dell'anno successivo la costruzione della cappella poteva dirsi terminata; il conte Welsperg si rivolse così nuovamente al vescovo di Feltre, per chiedere licenza di poter fare benedire la chiesa e i paramenti sacri necessari per la celebrazione della messa, e il permesso di celebrare sia nei giorni festivi che nei giorni feriali non solo per sé, la sua casa e i suoi "subalterni", ma anche, se possibile, per gli abitanti di Caoria: la motivazione addotta per tale richiesta, espressa dalla stessa popolazione e alla quale acconsentì anche il curato di Canal San Bovo, era la grande distanza dalla chiesa di Canale .

La chiesa fu benedetta il 7 gennaio 1742 . Alla fine dello stesso anno Giuseppe Welsperg fondò un beneficio semplice annesso alla cappella della Santissima Trinità di Caoria, stabilendo il calendario delle messe che il sacerdote preposto alla cappella avrebbe dovuto celebrare, precisando che il giuspatronato e il diritto di presentare il sacerdote sarebbe spettato a lui e sempre al primogenito appartenente alla sua linea; in mancanza di questo, il diritto sarebbe passato al primogenito di un'altra linea e, qualora fosse mancato anche il primogenito di questa linea, al signore diretto del feudo della giurisdizione di Primiero. 
Al beneficio veniva annessa una serie di beni immobili o in denaro, dai frutti dei quali il beneficiato avrebbe potuto trarre sostentamento (circa 46 ducati veneti). Infine il conte presentò al vescovo per il conferimento di questo beneficio Sigismondo Strobl, chierico proveniente dalla diocesi di Bressanone .

Il vescovo di Feltre approvò tale fondazione , assegnando successivamente il beneficio allo Strobl .  Il curato di Canal San Bovo, don Domenico Fontana, si sentì particolarmente infastidito dall'istituzione di questo beneficio, che rendeva in parte indipendente la cappella di Caoria; si rivolse così al conte Welsperg proponendo che fosse collocata nella cappella una cassetta per le elemosine destinate alla chiesa curaziale, e che gli abitanti di Caoria nei giorni di festa si recassero a messa nella chiesa di Canal San Bovo.Il conte, pur accettando il primo punto, fu assolutamente intransigente sul secondo, adducendo come giustificazione che egli con la costruzione della cappella a Caoria non aveva voluto danneggiare la chiesa curata di Canal San Bovo, ma semplicemente permettere alle persone del luogo di partecipare alla messa specialmente nei giorni festivi, quando purtroppo per il cattivo tempo, la distanza e i problemi di età o salute molti non avevano la possibilità di recarsi a Canal San Bovo. Perciò egli dichiarò di non accettare la condizione posta dal curato e chiese l'intervento del vescovo a mediare la questione, perché indicasse chi aveva l'obbligo di recarsi alla chiesa curata per la messa festiva .

La controversia andò avanti per molti anni: il curato di Canale pretendeva che la cappella di Caoria fosse soggetta alla cura di Canale, mentre il conte Welsperg non accettava una tale dipendenza . In occasione della visita pastorale compiuta nel 1745, il vescovo di Feltre decretò che gli abitanti di Caoria solo con il consenso del curato di Canal San Bovo avrebbero potuto avere un sacerdote, il quale non avrebbe però potuto "ingerirsi" in alcuna funzione parrocchiale. Le elemosine sarebbero spettate al curato . La visita successiva alla cappella di Caoria avvenne nel 1758, quando fu ordinato che la pietra sacra dell'altare fosse maggiormente avvicinata al parapetto dello stesso altare . Nella visita del 1769 la chiesa di Caoria non risulta più intitolata alla Santissima Trinità, ma a S. Giovanni Nepomuceno. In quegli anni, e fino al luglio 1780, la questione più rilevante per quanto concerne la chiesa rimase quella della controversia tra gli abitanti di Caoria e il curato di Canal San Bovo. Le motivazioni addotte dai primi riguardavano essenzialmente, come si è visto, la distanza dalla cura di Canale pari a un'ora e mezza di viaggio, la strada tortuosa e molto pericolosa che collegava Caoria a Canal San Bovo, gli ostacoli frapposti dal curato di Canal San Bovo. La popolazione di Caoria ricorse al vescovo di Feltre perché il curato di Canale concedesse al sacerdote scelto dalla dinastia Welsperg di amministrare tutti i sacramenti e la sepoltura ecclesiastica, e se possibile ottenere anche la cura . I Caoriotti sembravano decisi a ricorrere al tribunale di Innsbruck pur di ottenere la cura di Caoria  ed erano sostenuti nelle loro pretese anche dalla contessa Luigia Welsperg . Il vescovo di Feltre delegò l'arciprete e vicario foraneo di Strigno Ludovico Torresani ad ascoltare le ragioni dei contendenti fino alla sentenza definitiva .